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Fiori di Bach in gravidanza e allattamento: cosa si può dire con onestà

È una delle ricerche più cariche di ansia che si possano fare, e per una ragione comprensibile: in gravidanza ogni scelta, anche la più piccola, viene pesata due volte. Chi cerca informazioni su questo tema vuole sapere prima di tutto se c’è un rischio, e solo dopo se può essere utile.

Cerchiamo di rispondere in quest’ordine, con la prudenza che l’argomento richiede e senza le due scorciatoie che si incontrano ovunque: quella di chi liquida la questione con un “sono acqua, nessun problema”, e quella di chi promette che le essenze risolveranno un’attesa difficile.

Il punto di partenza: che cosa si assume davvero

Una boccetta di essenze floreali contiene acqua, un conservante e alcune gocce di una preparazione altamente diluita. Non contiene estratti concentrati di pianta, non contiene principi attivi vegetali in quantità farmacologicamente rilevanti.

Questo è importante perché in gravidanza la preoccupazione principale, quando si parla di prodotti naturali, riguarda proprio i fitoterapici: molte piante hanno azioni concrete e alcune sono espressamente sconsigliate in gravidanza. Le essenze floreali appartengono a una categoria diversa e non pongono quel tipo di problema.

Resta però un elemento materiale da gestire, ed è l’unico.

L’alcol del conservante: come si risolve

La maggior parte delle preparazioni in commercio usa brandy come conservante. La quantità effettivamente assunta è molto piccola — parliamo di frazioni di goccia per volta — e inferiore a quella contenuta in numerose preparazioni di uso corrente.

Detto questo, l’indicazione delle società scientifiche sull’alcol in gravidanza è di astensione, e non esiste una soglia riconosciuta come sicura. Non ha quindi alcun senso discutere di quantità: la risposta pratica è semplicemente evitare il conservante alcolico.

Le alternative sono tre e funzionano tutte:

  • Glicerina vegetale — l’opzione più usata, disponibile anche in preparazioni già pronte etichettate come prive di alcol
  • Aceto di mele — sapore più deciso, conservazione buona
  • Nessun conservante — boccetta conservata in frigorifero e rifatta ogni pochi giorni

Un accorgimento in più, quando l’unica boccetta disponibile è alcolica: diluire le gocce in un dito d’acqua molto calda e attendere qualche minuto riduce la quota alcolica per evaporazione. Non la elimina, ma è meglio di niente.

La regola che viene prima di tutte le altre

In gravidanza e in allattamento ogni scelta si condivide con chi segue la gravidanza: ginecologo, ostetrica, medico curante. Non perché sia prevedibile un problema, ma perché il quadro deve essere completo e perché la valutazione compete a loro.

Questo vale anche — anzi, soprattutto — per le cose che si considerano innocue. L’esperienza di chi lavora in questo campo è che le persone dichiarano spontaneamente i farmaci e omettono tutto il resto, con l’idea di non “disturbare”. È un’abitudine da rovesciare.

I vissuti emotivi della gravidanza, senza retorica

Qui sta il territorio che compete davvero alla floriterapia: non la gravidanza come evento fisiologico, ma il modo in cui una donna la attraversa emotivamente.

E su questo vale la pena dire una cosa che raramente si legge: l’ambivalenza in gravidanza è normale. La narrazione dominante racconta nove mesi di gioia luminosa, e questo mette in una posizione difficilissima chi prova invece paura, fastidio, senso di perdita, irritazione, o semplicemente non prova granché. Il senso di colpa che ne deriva è spesso più pesante dell’emozione originaria.

I temi del primo periodo

L’incredulità e lo stordimento delle prime settimane, la difficoltà a realizzare. Il timore che qualcosa vada storto, particolarmente presente in chi ha già avuto un’interruzione. La sensazione di essere già cambiata prima ancora che il corpo lo mostri.

Sono i vissuti in cui vengono considerate essenze come Walnut, l’essenza dei passaggi e delle soglie, e Mimulus per i timori concreti e nominabili. Se la paura non ha un oggetto preciso ma è un’inquietudine diffusa, la lettura si sposta su Aspen.

I temi del periodo centrale

Il corpo che cambia forma e non risponde più come prima; il rapporto con la propria immagine; la sensazione, per alcune, di non riconoscersi. Crab Apple è l’essenza classica del disagio verso il proprio corpo, e in questa fase è tra le più considerate.

Accanto, il tema del controllo: Cherry Plum per chi vive con difficoltà l’idea che il processo proceda indipendentemente dalla propria volontà. E il tema della stanchezza: Olive per l’esaurimento profondo, Hornbeam per la fatica che riguarda soprattutto l’avvio delle giornate.

I temi dell’avvicinamento al parto

La paura del travaglio e del dolore, l’attesa che si carica, l’impazienza degli ultimi giorni. Rock Rose per il terrore vero, Impatiens per l’insofferenza dell’attesa, Elm per la sensazione di non essere all’altezza di ciò che sta arrivando. La miscela pronta di emergenza — nella versione senza alcol — è spesso portata in sala parto, e ne abbiamo scritto nell’articolo dedicato alla formula di emergenza ai cinque fiori.

Dopo la nascita

I giorni successivi al parto sono emotivamente densi in un modo che poche cose nella vita eguagliano. C’è lo shock fisiologico dell’evento — territorio di Star of Bethlehem —, la sopraffazione delle prime settimane, la privazione di sonno, il confronto continuo con un’idea di madre che nessuno raggiunge. Larch per il “non ne sono capace”, Pine per il senso di colpa che accompagna quasi ogni scelta.

Il limite che non si supera

Va detto in modo esplicito, perché su questo tema la chiarezza è dovuta.

La depressione post partum è una condizione clinica reale, che riguarda una quota significativa di donne e che richiede una valutazione e un percorso professionale. Non è una questione di carattere, non è una fase da attraversare da sole, e non è qualcosa che si affronta con quattro gocce al giorno.

Alcuni segnali richiedono un contatto con un professionista senza attendere:

  • Tristezza persistente che dura oltre le prime due settimane
  • Incapacità di provare piacere o interesse per qualsiasi cosa
  • Difficoltà a prendersi cura di sé o del bambino
  • Ansia intensa e continua, attacchi di panico
  • Pensieri intrusivi che spaventano
  • Pensieri di farsi del male o di far del male al bambino

In presenza di questi segnali il riferimento è il ginecologo, il medico di base, il consultorio o un professionista della salute mentale, e il contatto va preso subito. La floriterapia non ha alcun ruolo in questa fase se non, eventualmente e in secondo piano, come accompagnamento di un percorso già in carico a chi di competenza.

Va aggiunto anche questo: chiedere aiuto in questa situazione non è un fallimento, e la difficoltà a farlo è essa stessa parte del quadro. Chi sta accanto a una neomamma ha spesso più lucidità di lei nel riconoscere i segnali.

Allattamento

Valgono le stesse considerazioni della gravidanza. L’unico elemento da gestire resta il conservante alcolico, per il quale si sceglie la glicerina vegetale. Non risultano problemi legati al passaggio nel latte, per la ragione già detta: non c’è sostanza in quantità rilevante.

Sul piano dei vissuti, l’allattamento porta temi propri: la fatica fisica, il senso di essere continuamente richiesta, la difficoltà di alcune a vivere il proprio corpo come strumento di nutrimento, il confronto sociale su come si allatta e per quanto. Centaury è spesso considerato per chi non riesce a porre alcun limite alle richieste altrui in questa fase, Olive per l’esaurimento reale.

Una lettura energetica dei nove mesi

Nella prospettiva della medicina tradizionale cinese la gravidanza è un processo che chiama in causa in modo particolare il movimento Acqua, sede dell’energia ancestrale e della capacità di generare, e il movimento Terra, che presiede al nutrimento e all’accoglienza.

Letto in questa chiave, l’esaurimento del terzo trimestre e del post partum non è pigrizia né debolezza: è il segno di una richiesta energetica reale e di un investimento che va riconosciuto. E la ruminazione mentale che molte donne descrivono nei mesi successivi — il pensiero che gira sempre sulle stesse preoccupazioni — appartiene al registro della Terra sovraccaricata, che nella tradizione si esprime proprio così.

È una lettura che non sostituisce nulla, ma che restituisce senso a sensazioni che spesso vengono vissute come un difetto personale.

In sintesi

  • Le preparazioni floreali non pongono problemi di natura farmacologica in gravidanza e allattamento.
  • L’unico elemento da gestire è l’alcol del conservante, e si risolve scegliendo glicerina vegetale.
  • Qualsiasi scelta va comunque condivisa con chi segue la gravidanza.
  • Il terreno proprio della floriterapia sono i vissuti emotivi, non il decorso della gravidanza.
  • Davanti ai segnali di una depressione post partum la risposta è un professionista, subito, senza mediazioni.

Domande frequenti

Si possono prendere i fiori di Bach in gravidanza?

Le preparazioni floreali sono diluizioni prive di quantità significative di sostanza attiva e non pongono problemi di natura farmacologica. L’unico elemento da gestire è l’alcol usato come conservante, che si evita scegliendo preparazioni con glicerina vegetale. Qualsiasi scelta va comunque condivisa con il ginecologo o l’ostetrica che segue la gravidanza.

L’alcol contenuto è pericoloso per il bambino?

Le quantità assunte sono minime, ma poiché non esiste una soglia di alcol riconosciuta come sicura in gravidanza, la risposta pratica è semplicemente evitare il conservante alcolico e usare glicerina vegetale, aceto di mele oppure preparazioni senza conservante conservate in frigorifero.

Si possono prendere durante l’allattamento?

Valgono le stesse considerazioni della gravidanza. Non risultano problemi legati al passaggio nel latte, perché non vi è sostanza in quantità rilevante. Anche in questo caso si preferiscono preparazioni prive di alcol.

Possono aiutare con la depressione post partum?

No. La depressione post partum è una condizione clinica che richiede valutazione e presa in carico professionale. In presenza di tristezza persistente oltre le prime due settimane, incapacità di provare piacere, ansia intensa o pensieri che spaventano, il riferimento è il medico, il consultorio o un professionista della salute mentale, da contattare senza attendere.

Si possono usare durante il travaglio?

La miscela pronta di emergenza nella versione senza alcol è spesso portata in sala parto e usata nei momenti di maggiore tensione. Va concordata con il personale che segue il parto, come qualsiasi altra cosa si intenda avere con sé.

Quali essenze si considerano più spesso in gravidanza?

Dipende interamente dal vissuto della singola persona, non dal trimestre. Fra le essenze più frequentemente considerate ci sono quelle legate ai passaggi e ai cambiamenti, ai timori concreti, al rapporto con il proprio corpo, alla stanchezza profonda e al senso di inadeguatezza. La scelta si fa sull’osservazione, non su uno schema prestabilito.

Bisogna dirlo al ginecologo?

Sì, ed è la raccomandazione più importante di tutto l’articolo. Non perché sia prevedibile un problema, ma perché chi segue la gravidanza deve avere un quadro completo di tutto ciò che si assume.


Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e formative. La floriterapia è un approccio non sanitario di riequilibrio emotivo e non sostituisce il parere del medico né alcun trattamento prescritto. In gravidanza, in allattamento e in presenza di qualsiasi sintomo rivolgersi sempre al proprio medico, al ginecologo o all’ostetrica di riferimento.

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