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Fiori di Bach per i bambini: osservare bene prima di scegliere

Un bambino non racconta quello che prova. Lo mette in scena: nel sonno che si interrompe, nel mal di pancia della domenica sera, nel bisogno improvviso di dormire nel lettone dopo mesi in cui non succedeva, nella rabbia che esplode per una cosa piccolissima. Chi lo osserva deve fare un lavoro di traduzione, e in quella traduzione si gioca tutto.

È questa la ragione per cui lavorare con le essenze floreali nei bambini richiede più attenzione, non meno. Sul piano materiale è tutto semplice; sul piano dell’osservazione è il terreno più insidioso che esista.

Prima di ogni cosa: il pediatra

Vale qui come per gli animali, e per la stessa ragione. Molti comportamenti che sembrano emotivi hanno una base fisica.

Il sonno che si frantuma può dipendere da adenoidi, da apnee, da reflusso. L’irritabilità costante può accompagnare un’anemia o un problema uditivo che rende faticoso seguire. La difficoltà di concentrazione a scuola può nascondere un difetto visivo non corretto o un disturbo specifico dell’apprendimento che va riconosciuto e certificato.

La regola pratica è netta: un cambiamento significativo e persistente nel comportamento di un bambino si porta prima al pediatra. Solo dopo, se il quadro è pulito, ha senso ragionare sul piano emotivo.

La cosa che quasi nessuno dice: il bambino non è il problema

Nella pratica, buona parte delle situazioni in cui un genitore chiede aiuto per il figlio riguarda in realtà un sistema, non un individuo.

Un bambino è un rilevatore straordinariamente sensibile del clima in cui vive. Percepisce le tensioni non dette, i silenzi carichi, la preoccupazione economica che i genitori credono di aver nascosto, la stanchezza di una madre, il conflitto di coppia gestito “davanti a lui senza dire niente”. E poiché non ha parole per nominarlo, lo esprime con quello che ha: il corpo, il sonno, il comportamento.

Questo non serve a colpevolizzare nessuno. Serve a spostare la domanda. Invece di chiedersi soltanto “quale fiore per mio figlio”, ha senso chiedersi anche “che cosa sta succedendo intorno a lui, e come sto io”. Molte situazioni infantili si sciolgono quando l’adulto di riferimento smette di essere in emergenza permanente — e spesso la formula più utile è quella per il genitore.

Osservare un bambino: descrivere, non interpretare

Il rischio maggiore è attribuire al bambino le nostre categorie. “È geloso del fratellino” è già un’interpretazione, e orienta la scelta prima ancora di aver guardato.

Il metodo è lo stesso che vale per gli adulti, ma richiede più disciplina: descrivere il comportamento osservabile, con i suoi tempi e le sue circostanze.

  • Che cosa fa esattamente, e in quali momenti della giornata
  • Da quando: c’è un evento identificabile che precede la comparsa?
  • Che cosa succede subito prima e subito dopo
  • Con chi accade e con chi no — spesso il comportamento compare solo con alcune figure
  • Che cosa lo interrompe

Un dettaglio che vale oro: chiedere al bambino, quando l’età lo consente, ma senza suggerire la risposta. “Come ti senti quando succede?” apre. “Ti senti arrabbiato perché è arrivato il fratellino?” chiude, perché il bambino tenderà a confermare ciò che l’adulto si aspetta.

Le situazioni più frequenti, età per età

Nei primissimi anni

Sonno frammentato, difficoltà nei distacchi, reazioni intense ai cambiamenti di routine. Nei bambini molto piccoli l’osservazione passa quasi interamente dal corpo e dal ritmo sonno-veglia, ed è particolarmente vero che lavorare sul clima familiare vale più che lavorare sul bambino.

Walnut è l’essenza dei passaggi e delle soglie: svezzamento, inserimento al nido, arrivo di un fratello, trasloco. Star of Bethlehem per gli eventi che hanno lasciato un segno — un ricovero, una caduta, uno spavento.

Dai tre ai sei anni

È l’età delle paure che prendono forma: il buio, i mostri, il rumore dell’aspirapolvere, l’acqua sul viso. Mimulus è l’essenza dei timori che hanno un nome, ed è anche quella della timidezza di chi si nasconde dietro la gamba del genitore. Aspen per l’inquietudine senza oggetto, quella del bambino che si sveglia atterrito senza saper dire di che cosa.

È anche l’età delle esplosioni: Cherry Plum per le crisi in cui il bambino sembra letteralmente non riuscire a fermarsi, Holly quando la rabbia ha un bersaglio preciso e brucia.

E l’età dell’arrivo di un fratello: Chicory per il bambino che reclama attenzione con ogni mezzo e regredisce per riaverla, Heather per chi non tollera di restare solo neanche un momento.

Dai sei ai dieci anni

Entra la scuola, e con la scuola il confronto e il giudizio. Larch per il bambino che dice “non ci riesco” prima ancora di provare. Gentian per chi si abbatte al primo errore. Clematis per chi si assenta, guarda fuori dalla finestra, è altrove. Chestnut Bud per chi ripete lo stesso errore senza che l’esperienza si depositi.

C’è anche il bambino che si adatta troppo: quello che non dà mai problemi, che dice sempre di sì, che si fa mettere in mezzo dai compagni. Centaury è la sua essenza, ed è una delle più trascurate proprio perché quei bambini non fanno rumore.

Verso la preadolescenza

Il corpo cambia, il gruppo dei pari diventa il metro di tutto, l’umore oscilla. Crab Apple per il rapporto difficile con il proprio aspetto. Scleranthus per l’oscillazione fra stati opposti. Walnut di nuovo, perché è una soglia in tutti i sensi.

Come si somministrano

Senza alcol

È il punto pratico principale. La boccetta d’uso per un bambino si prepara con glicerina vegetale anziché brandy — ha anche un sapore dolciastro che in genere viene accettato volentieri — oppure senza conservante, tenendola in frigorifero e rifacendola ogni pochi giorni.

Dove metterle

  • Nella borraccia dell’acqua che porta a scuola
  • Nel bicchiere della colazione o della merenda
  • Direttamente sotto la lingua, per i più grandi che lo trovano divertente
  • Sui polsi o dietro le orecchie, per i più piccoli o per chi rifiuta
  • Nell’acqua del bagnetto la sera
  • Vaporizzate sul cuscino prima di dormire

Quante volte

Lo schema è lo stesso degli adulti: quattro gocce, quattro volte al giorno. Il dosaggio non si riduce in base al peso, perché non si tratta di una sostanza dosata — vale la regolarità, non la quantità.

Il modo in cui si presenta la cosa

Questo aspetto è più importante del veicolo. Le gocce non vanno mai presentate come una medicina per aggiustare qualcosa che nel bambino non va: sarebbe un messaggio pesante, e nessun bambino ha bisogno di sentirsi difettoso.

Funziona molto meglio l’inquadramento opposto: un piccolo rito quotidiano, qualcosa che si fa insieme, “le gocce dei fiori che aiutano a stare tranquilli”. Alcuni bambini, dai sei-sette anni in su, amano partecipare alla scelta guardando le immagini dei fiori — ed è spesso sorprendente quanto la loro scelta sia coerente con ciò che stanno vivendo.

Quando la floriterapia non è la risposta

Ci sono situazioni in cui il riferimento è un altro, e vanno riconosciute senza esitazione:

  • Sospetto di disturbo specifico dell’apprendimento — serve una valutazione specialistica, e il tempo perso pesa
  • Regressioni importanti e persistenti, perdita di competenze già acquisite
  • Ritiro sociale marcato, rifiuto scolastico prolungato
  • Comportamenti autolesivi, anche lievi
  • Sospetto di episodi di prevaricazione o violenza fra pari
  • Disturbi del comportamento alimentare, anche iniziali
  • Qualsiasi situazione in cui il bambino si sia trovato esposto a eventi gravi

In tutti questi casi si passa dal pediatra, dal servizio di neuropsichiatria infantile o da uno psicologo dell’età evolutiva. Le essenze possono accompagnare quel percorso, mai precederlo o sostituirlo.

Una lettura energetica dell’infanzia

Nella prospettiva della medicina tradizionale cinese l’infanzia è un momento di forte attività del movimento Legno: crescita, spinta, espansione, affermazione della propria direzione. È esattamente ciò che rende i bambini vitali e, dal punto di vista di un adulto stanco, ingestibili.

Letta in questa chiave, l’opposizione dei tre anni non è un difetto educativo: è Legno che si manifesta. E la rabbia infantile — così frequente e così mal tollerata — appartiene a quello stesso movimento, che nella tradizione ha nel Fegato il suo organo di riferimento.

Il movimento Acqua, sede della paura, è nei bambini ancora in costruzione: è una delle chiavi con cui la tradizione legge la facilità con cui si spaventano e il bisogno costante di una base sicura a cui tornare. Chi vuole approfondire questo impianto lo trova sviluppato nell’atlante delle trentotto essenze in chiave energetica.

E le altre famiglie floreali?

Le essenze australiane hanno una tradizione d’uso consolidata con i bambini e alcune combinazioni pensate specificamente per loro: ne abbiamo scritto nell’articolo dedicato ai fiori australiani per bambini. Nulla vieta di integrare famiglie diverse, purché la formula resti breve e leggibile — il principio delle sei o sette essenze massime vale anche qui, e con i bambini vale ancora di più: tre essenze scelte bene dicono più di sette messe insieme per sicurezza.

Domande frequenti

Da che età si possono dare i fiori di Bach ai bambini?

Non esiste un limite di età legato alla preparazione in sé, che è una diluizione priva di sostanza attiva in quantità rilevante. Nei bambini molto piccoli si usano preparazioni senza alcol e vie indirette, come l’acqua del bagnetto o l’applicazione sui polsi. Per i neonati la scelta va sempre condivisa con il pediatra.

Quante gocce si danno a un bambino?

Lo stesso schema degli adulti: quattro gocce, quattro volte al giorno. Il dosaggio non si riduce in proporzione al peso, perché non si tratta di un principio attivo dosato — quello che conta è la regolarità dell’assunzione.

Come si evita l’alcol?

Preparando la boccetta d’uso con glicerina vegetale al posto del brandy, oppure senza conservante e conservandola in frigorifero. Esistono anche preparazioni già pronte etichettate come prive di alcol.

Come si fa se il bambino rifiuta le gocce?

Si passa a vie indirette: la borraccia dell’acqua, il bicchiere della merenda, l’applicazione sui polsi o dietro le orecchie, l’acqua del bagnetto, la vaporizzazione sul cuscino. Un rifiuto persistente merita comunque attenzione: a volte è esso stesso un’informazione sul modo in cui la cosa gli è stata presentata.

Bisogna dirglielo?

Sì, e nel modo giusto. Non come una medicina per correggere qualcosa che non va in lui, ma come un piccolo rito quotidiano condiviso. Dai sei-sette anni molti bambini partecipano volentieri alla scelta guardando le immagini dei fiori, e la loro scelta è spesso più precisa di quanto ci si aspetti.

Servono per i capricci?

La parola “capriccio” descrive quasi sempre il punto di vista dell’adulto, non ciò che accade nel bambino. Dietro una crisi ci può essere stanchezza, fame, sovraccarico di stimoli, un bisogno di attenzione, la difficoltà di gestire una frustrazione. Le essenze si scelgono su quello che si osserva, non sull’etichetta.

Quando bisogna rivolgersi a uno specialista?

In presenza di regressioni persistenti, ritiro sociale marcato, rifiuto scolastico prolungato, sospetto di disturbo dell’apprendimento, comportamenti autolesivi, difficoltà alimentari o esposizione a eventi gravi. In questi casi il riferimento è il pediatra, la neuropsichiatria infantile o uno psicologo dell’età evolutiva.


Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e formative. La floriterapia è un approccio non sanitario di riequilibrio emotivo e non sostituisce il parere del medico né alcun trattamento prescritto. Per qualsiasi situazione che riguardi un bambino il primo riferimento è il pediatra.

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